La contrattazione collettiva

Articolo di A. Di Carlo

Introduzione

La dimensione aziendale della contrattazione collettiva, se a prima vista può sembrare semplicemente un aspetto tecnico – giuridico di un fenomeno quanto mai complesso, si rivela ad una più attenta analisi come il fulcro di una problematica viva e tormentata che ci porta a considerare la funzione stessa del sindacato ed a metterne in discussione la sua stessa struttura. E’ in sostanza uno degli aspetti dell’affannosa ricerca di identità, in una società in rapida evoluzione che sempre più fonda i suoi valori sugli ideali di democrazia e di partecipazione, rifiutando il verticismo ed i conseguenti compromessi che ne derivano, orditi sempre, come la storia insegna, ai danni della classe più debole: i lavoratori dipendenti.

Il concetto di democrazia ci ripropone necessariamente la problematica della perenne crisi dei partiti politici e del sistema parlamentare, in contrapposizione con il rinnovato slancio che le strutture sindacali hanno ritrovato negli anni ’70 dopo l’autunno caldo, con i nuovi organismi rappresentativi.

Nel nostro sistema costituzionale il concetto di democrazia fa riferimento più al metodo, al procedimento, che alla sostanza.

Il “governo del popolo” in pratica altro non significa che procedimento burocratico mediante il quale il popolo dovrebbe esternare la propria volontà. Di fatto procedimento e sostanza non coincidono: il primo è rimasto formalmente al parlamento, la seconda è prerogativa esclusiva delle segreterie dei partiti e dei gruppi di pressione che dietro esse si celano.

E’ ormai una prassi consolidata quella che vede il parlamento chiamato solo a ratificare leggi predisposte fuori dalle sedi istituzionali; le stesse maggioranze parlamentari sono precostituite con giuochi di corridoio e accordi segreti.

Il parlamento legifera nel nome del popolo, ma nell’interesse dei gruppi di pressione. Da qui lo scollamento fra partiti e popolo; lo scetticismo dei cittadini nei confronti dei propri rappresentanti, il disorientamento nell’intricata selva di leggi faraginose, controverse e contraddittorie, fatte per pochi iniziati.

Ad un attento osservatore può risultare perlomeno ironica la norma che la “legge non ammette ignoranza”, quando la sua interpretazione è spesso oscura e contraddittoria per il cittadino ma anche per magistrati ed avvocati, e per lo stesso legislatore.

L’industria legislativa, rigorosa nel procedimento, spesso carente nella sostanza, è il mezzo per rafforzare delle istituzioni burocratiche sclerotizzate, che di fatto portano la nazione nel caos amministrativo malgrado le norme sulle semplificazioni dei provvedimenti, sulla trasparenza, alla paralisi del sistema giudiziario, ad una crisi economico- sociale che mette sotto accusa la classe dirigente di fatto, mette in crisi l’intero sistema produttivo.

Diverso è stato in passato il discorso per i sindacati: i delegati ed i consigli di fabbrica che la base ha impostato ai vertici, e che le Confederazioni hanno abilmente saputo incorporare “sindacalizzando la contestazione”, si sono rivelati il più valido strumento del movimento sindacale in quanto espressione di una leadership informale emanazione di gruppi spontanei.

Il fenomeno naturale, già noto in sociologia del lavoro ed in psicologia sociale, si è dunque concretizzato nei nuovi organismi rappresentativi che sono poi, in ultima analisi i soggetti della contrattazione aziendale.

Prima di tracciare un rapido excursus storico, possiamo peraltro affermare che la contrattazione collettiva, nata come aziendale, dopo alterne e fortunose vicende è tornata nella sua sede originaria, riconfermando il proprio ruolo e rafforzando la propria validità in parallelo con la contrattazione nazionale. Anche il sindacato ha conservato , fra alterne vicende una lenta inesorabile crisi non riuscendo più ad interpretare in un mondo in rapida evoluzione, le reali esigenze dei lavoratori.

Da queste brevi premesse risulta evidente la necessità di approfondire l’argomento, mettendo in rilievo non solo gli aspetti giuridici, ma anche quelli economici e sociologici, in una visione interdisciplinare che inquadri la contrattazione nell’ambito dei fenomeni sociali più complessi e interagenti del mondo produttivo.

Continua la lettura su http://www.studiodicarlo.com/informazioni-professionali/contrattazione-collettiva.html

 

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