Donne, Innovazione, Crescita

A cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Iniziative per l’occupazione e la qualità del lavoro femminile nel quadro degli obiettivi europei di Lisbona

Questa Nota Aggiuntiva integra il secondo Rapporto sullo stato d’attuazione del Piano Nazionale di Riforma che il Governo italiano presenta ogni anno alla Commissione europea, secondo le procedure previste nell’ambito della Strategia di Lisbona.

Uno degli obiettivi più qualificanti della Strategia di Lisbona è certamente quello relativo all’occupazione femminile, che dovrebbe raggiungere il 60 per cento entro il 2010.

L’Italia, il cui tasso nel 2006 si attesta al 46,3 per cento, rispetto alla media dell’Unione del 57,4, si trova largamente al di sotto dell’obiettivo finale ed anche dell’obiettivo intermedio fissato al 57 per cento per il 2005. La scarsa occupazione femminile ha riflessi sul tasso d’occupazione dell’intera popolazione, che nel 2006 è stato del 58,4 per cento, rispetto alla media dell’Unione a 27 del 64,4 per cento.

Sulla base di questi dati l’Italia si trova nelle ultime posizioni in Europa.

La situazione è molto differenziata all’interno dell’Italia. Nel Mezzogiorno il tasso d’occupazione femminile è del 31,1 per cento, contro il 56 per cento del Nord-Ovest e il 57 per cento del Nord-Est (dati 2006). Il Sud, peraltro, non si è avvantaggiato della crescita dell’occupazione femminile avvenuta a partire dalla seconda metà degli anni novanta. Dal 1993 al 2006 le occupate sono cresciute di 1.469mila unità nel Centro Nord e solo di 215mila nel Sud. Inoltre, pur diminuendo la disoccupazione nelle regioni meridionali, nel 2004 e nel 2005 sono emersi segnali negativi di aumento dell’inattività femminile che sono proseguiti nel 2006 e anche nel primo semestre 2007 con 110mila inattive in più.

Le donne del Sud, anche le giovani, in molti casi hanno smesso di cercare lavoro.

L’innalzamento del tasso di occupazione femminile è dunque una priorità su cui impegnarsi per elevare il potenziale di crescita e per garantire una più equa ripartizione delle risorse pubbliche.

Donne_e_Lisbona[1]

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